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Educazione e scuola

Report Tavolo Educazione 01/02/2020

L’ultima assemblea era terminata con una lista di proposte operative che abbiamo ripreso all’inizio dell’incontro per iniziare la discussione

  • inchiesta che si concentri sulla dimensione educativa del quartiere dell’excaserma sani
  • organizzare a breve un incontro di autoformazione sulle metodologie dell’inchiesta sociale
  • intervistare insegnanti, educatori ed educatrici delle scuole vicine
  • mappatura completa dei luoghi e dei servizi presenti
  • bacheche pubbliche per lo scambio di saperi e di pratiche educative
  • focus sul legame tra educazione e sport

Per quanto riguarda l’inchiesta abbiamo discusso delle domande di ricerca sulle quali vorremmo si concentrasse l’inchiesta. Alcune proposte sono emerse durante la discussione, altre sono state scritte su dei fogli che abbiamo fatto girare durante l’assemblea.

Faremo un incontro di autoformazione sulle metodologie di inchiesta sociale in ambito educativo con dei contatti che abbiamo che hanno più esperienza in questo campo.

Intanto, in attesa dell’incontro, c’è stata la proposta di condividere e far girare al nostro interno dei materiali e di vedersi la prossima settimana per confrontarsi a partire proprio dai materiali condivisi. In quell’occasione si metterà anche insieme il materiale raccolto nei fogli che abbiamo fatto girare (sabato non c’è stato tempo), così da arrivare all’autoformazione con già una bozza di proposta avviata. A breve con una mail specifica condivideremo i materiali e confermeremo l’incontro.

Stiamo raccogliendo i contatti da utilizzare per l’inchiesta, partiamo dal lavoro già fatto e cerchiamo di integrare in un documento condiviso.

  • Nell’inchiesta sarebbe interessante indagare come è cambiato negli ultimi anni l’offerta delle scuole, specialmente nel quartiere della bolognina. Se c’è stata una diminuzione dei fondi a disposizione, l’esternalizzazione nelle scuole di alcuni servizi o magari diminuzioni orarie o di personale.
  • Quali e quante sono nel quartiere le attività extrascolastiche liberamente accessibili (e quante a pagamento, e con che costi? e con che composizione sociale?) Per quali fasce d’età?
  • Più che un questionario sarebbe forse preferibile utilizzare delle interviste, tenendo in mente ad esempio il modello utilizzato ad esempio dal mammut di napoli.
    -Partiamo da realtà che già conosciamo e che sono facilmente contattabili, poi ci muoviamo verso l’esterno.
    -Dovremmo coinvolgere anche gli adulti, sia come genitori che più in generale. Non dimentichiamo che le esigenze educative non riguardano solo bambin, ragazz ed adolescenti ma tutt, anche adult. Cerchiamo di non focalizzarci troppo sulla divisione per età ma di ragionare in maniera trasversale.
  • Fino alla primaria in generale ci sono diverse opportunità in quartiere per attività fuori dall’orario scolastico, poi dalle medie in poi è evidente un vuoto di offerte e di possibilità per ragazz* e adolescenti. Anche dalla mappatura che abbiamo finora sembra che la situazione sia molto diversa in base all’età. I servizi in particolare vanno fino ai 16 anni e dai 16 ai 18 sembra che non ci sia nulla, quando invece è un età molto particolare e l’età in cui si registra una massiccia dispersione scolastica. Chi ha davvero bisogno della scuola spesso non riesce ad arrivare oltre la prima superiore, subendo un’esclusione precoce dalla scuola. L’accesso ai servizi educativi è sempre su segnalazione (o delle scuole o di altri servizi) e l’accesso avviene dopo un colloquio.
    -Qual è il contributo che a partire dalle pratiche di autogestione possiamo portare in questo contesto? Ci interessa sicuramente capire quali sono i bisogni e quali desideri ma sulla situazione dei servizi educativi non riusciamo ad incidere, come pensiamo che noi possiamo essere incisivi?
  • Non dobbiamo pensare di supplire alle mancanze che ci sono da parte del comune, l’obiettivo dell’inchiesta deve essere invece piuttosto quello da una parte di confrontare i bisogni reali con le narrazioni istituzionali che vengono fatte su un certo quartiere (E’ stato fatto l’esempio di merola al presidio al pilastro che dice il pilastro è perfettamente integrato nel tessuto cittadino e che l’unico problema di quel quartiere è la microcriminalità). Dall’altra quello di produrre condizioni (che siano di consapevolezza, di spazi, …) perchè sia possibile autorganizzarsi per soddisfare i propri bisogni. La diversità sta nei metodi educativi che si scelgono di utilizzare, non pensiamo in termini di servizio/utente ma piuttosto di creazione di comunità.
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Tavolo Educazione e scuola – Report 18/01/20

METODO

Sono stati individuati alcuni ruoli: una persona che segnasse gli interventi, una che scrivesse il verbale, una che controllasse i tempi da dedicare a ogni argomento e quelli per ogni intervento, una che facilitasse il dialogo, facendo in alcuni momenti il punto della situazione.
Si è scelto di seguire l’ordine dei punti proposto e far girare dei fogli su cui rispondere alla prima domanda, in modo che anche chi non è riuscito a parlare, per questioni di tempo, ha comunque potuto esprimere la propria opinione.

CONTENUTI

Il tavolo ha individuato l’esigenza di realizzare un’inchiesta sul quartiere Bolognina in merito alla scuola e a ciò che il Comune fa, ma soprattutto non fa per l’infanzia e la preadolescenza a livello di spazi e servizi. Si è dunque deciso di formarsi sulle metodologie con cui condurre efficacemente tale indagine: verrà organizzato un incontro con M. degli Asini.
Per quanto riguarda il punto 2, sono arrivate diverse proposte, tutte legate dall’esigenza dell’autoformazione, del dialogo e dello scambio. I laboratori, il cosiddetto doposcuola che si vorrebbe trovassero spazio dentro la Sani sono pensati come luoghi in cui ci sia confronto e scambio di saperi, anche intergenerazionale e tra persone che operano in contesti, e anche dentro istituzioni, differenti. Più volte è stata sottolineata la scarsità di luoghi di educazione e aggregazione giovanile accessibili a tutte le famiglie, quindi gratuiti.
In linea con l’esigenza di togliere retorica alla narrazione sulla scuola che riscontriamo, si è deciso di mappare i luoghi che sono stati sgomberati per fare spazio, ufficialmente, alla costruzione di nuovi istituti che non hanno mai visto la luce.

VERBALE DELL’ASSEMBLEA


Si dedicano quindici minuti per ogni punto indicato nella plenaria.

1. Quali sono i bisogni e desideri della città su questo tema?
Si fa girare un foglio in cui scrivere una risposta alla domanda e contemporaneamente si cerca di individuare necessità del quartiere. Viene ripresentata l’idea di fare un’inchiesta sulla Bolognina.

D., C. e S. riassumono il lavoro svolto dal gruppo insegnanti nato dentro la Sani: era stata condivisa la proposta di fare un’inchiesta sul quartiere, in modo da creare un’attività come “doposcuola”, ma anche di scoprire come si sono trasformati la scuola e i servizi del territorio negli ultimi decenni. Il gruppo ha iniziato anche a interagire con altri quartieri, in particolare è stato fatto un incontro legato alla scuola delle donne del Pilastro.
F. che lavora all’IC15, racconta delle scuole Zappa, dove si è cercato di “ripulire” l’immagine dell’istituto. Non ci sono iniziative di formazione per insegnanti, né collegamenti tra scuola e territorio indirizzati ad affrontare le necessità degli studenti e delle loro famiglie, spesso non italofone.
J.: ragionare con e sullo spazio, o senza, cioè sulla città, facendo un discorso politico su quanto il Comune fa per infanzia e adolescenza.
C.: proposta di autogestione come base della proposta educativa del tavolo.
B.: proposta di autoformazione unitierra (libera università dei saperi zapatista) dentro la caserma.
V.: apprendimento che non sia scolastico, ma che risponda ai bisogni di chi arriva, quindi non solo indirizzate a poche fasce di età (vedi laboratori per infanzia e persone adulte).
A.: ricercatore universitario, lavoro su urbanistica a Bologna. Portare processo anche fuori dall’università. Operatori di prossimità, come figura proposta da master universitario. Il laboratorio Burba propone un contromaster.
D: appiattimento dei saperi, argomento di denuncia sociale.
M.: bisogno personale di togliere retorica dal racconto sulla scuola, spolicitizzandolo e facendone una questione solo individuale. Il comune costruisce anche una scuola dentro l’area Sani, che non risponde alle esigenze della città.
L.: educazione itinerante, laboratoriale, intergenerazionale e fuori dalla scuola, che attraversi i quartieri, senza che dipenda da un solo luogo fisico.
C.: aggiunta all’intervento di M sulla retorica nel discorso sulla scuola, vista come progettificio, degli insegnanti “bravi” in competizione tra loro e tra le classi, tralasciando le condizioni materiali di lavoro e dell’ambiente sociale.
M.: rispetto a quello che abbiamo detto, cosa possiamo fare operativamente per indagarne qualcuno? Ad esempio, come si fa un’inchiesta?
M.: guida turistica. Fondamentale dialogo e scambio formativo. Lavoro come guida inteso come scoperta ed educazione itinerante, anche in centro, lasciato sempre più al turismo.
V.: discorso sulla scuola pubblica nel movimento antagonista. I bisogni della scuola pubblica devono tornare a essere centrali, portati anche a chi non ci lavora.

2. Cosa potrebbe nascere dentro alla Sani 2.0 per rispondere a questi bisogni e desideri?
3. Cosa produce questo tavolo?


T.: riforma sul professionale passata sotto silenzio; da un lato è stato eliminato il sapere, per lasciare spazio alle competenze, sul territorio girano molti soldi in questi istituti, ma legati ad attività volute da chi finanzia. La scuola come contenitore per chi, pagando, entra in contatto diretto con studenti. Opporsi alla scuola dei progetti, ripensare e condividere i saperi. Ricordiamoci che è ancora possibile esprimere volontà minoritarie.
S.: in concreto, come gruppo, possiamo iniziare portando punti critici dentro la scuola, soprattutto dal punto di vista politico. Si vedano la valutazione, la regionalizzazione che saranno affrontate in appuntamenti calendarizzati a breve. Condividiamo pratiche e idee, ragioniamo sulla scuola. Dal punto di vista dell’inchiesta: tornare al concreto, cosa c’è intorno alla caserma Sani? Parlare con chi lavora sul territorio, dai servizi di quartiere che operano al di fuori dell’orario scolastico.
N.: difficile che le idee prendano vita senza lo spazio. Parlare con altre persone, soprattutto del quartiere Navile, per coinvolgerle nel tavolo. Importante far aumentare le forze, per rendere più forte anche lo spazio.
L.: stiamo parlando tanto dei problemi, ma proposte poco pratiche.
D.: la scansione che parte dalle idee, l’autoformazione, inchiesta sul territorio e progettazione dentro la Sani è pratica.
S.: è importante la rete, far incrociare conoscenze e attività. Per la prossima volta si può pensare a persone che conosciamo, nomi di riferimento per studiare il territorio.
A.: inchiesta che non sia solo dentro la scuola, ma condividere il percorso. Bisogno di far attraversare lo spazio a tutte le persone, anche diversamente abili.
V.: cosa ci piacerebbe imparare a fare? Partire da qui e organizzare percorso, renderla pratica diffusa (ad esempio con liste su argomenti di persone che si vogliono formare). In questa fase, senza spazio di riferimento, si può iniziare in modo itinerante.
M.: ribaltare l’ordine tra proposta e individuazione delle esigenze (vedi creazione dei bisogni). Importante prima mappare necessità. Rispetto alla retorica sulla scuola, contare quante volte, in occasione di sgomberi, sia stato ripetuto che veniva fatto per fare spazio anche alla costruzione di nuove scuole, ma poi non è avvenuto. Estendere il discorso sull’educazione anche allo sport, il cui accesso non è alla portate di tutte le famiglie. Riferimento alle attività del Guernelli: doposcuola, centro estivo, sport.
A.: si può intervenire anche nello spazio pubblico, come i parchi dove passano il tempo libero le persone che non si possono permettere attività a pagamento.
C.: esperienza SIM XM, negli ultimi anni c’erano molti corsi gratuiti di italiano, serviva ancora l’attività?
D.: per fare un’inchiesta, bisogna capire come fare, è necessario che ci formiamo su metodologie. Il prossimo incontro con antropologo o sociologo?
N.: diamo anche uno scopo all’inchiesta. Servirà solo a noi? Darà luogo a un documento da condividere con l’esterno?
B. legge quanto scritto nei fogli. Tema spazio: riempire gli spazi pubblici di laboratori; attività sportiva per tutti come metodo educativo; campi estivi e doposcuola autogestiti; condivisione saperi e autoformazione; necessità spazi senza adulti; spazio vivo se attraversato da ragazzi del quartiere; stato scuole del quartiere. Tema persone e rapporti: dimensione intergenerazionale; comunità educante; relazioni orizzontali; interviste nel quartiere; no ghetti; discorso sulla scuola pubblica anche fuori da addetti ai lavori; spazi per tutti anche con disabilità; ripensare università; educazione itinerante anche in centro; rapporti istituti professionali e libero mercato.
M.: ci sono idee su come rendere concrete le proposte fatte finora?
J: manteniamo attenzione su esigenze diverse che sono emerse.
G: per incontro con sociologo, proposta di contatto con Perrotta, direttore della rivista Gli asini, con anche chi lavora nel quartiere.
C: preparare le domande da porre.
F: mappare luoghi educativi della Bolognina, per capire dove andare a porre le domande, in quali luoghi.
S: per le prossime volte, diminuire i punti all’ordine del giorno, per focalizzarsi su pochi punti.
N: invitare persone legate a un luogo, per ascoltare storie del territorio, non coinvolgere solo “esperti”.
M: dato che il tavolo a cui siamo sta nell’ambito della caserma Sani qua si può lavorare all’inchiesta, e si può lavorare alle questioni politica-scuola nel collettivo insegnanti.
J: questo spazio, il tavolo su scuola ed educazione, importante per lo scambio di sapere e il confronto.
M.: è importante che ci sia comunicazione tra i diversi tavoli della Sani.
C: tutto ciò che è stato detto ha attinenza con uno spazio, discorsi in controtendenza con quello pubblico.
M: mappatura spazi sgomberati con “emergenza scuola”
A: come laboratorio urbanistica, pensare alle modalità delle passeggiate esplorative, già fatte dentro la caserma Sani, studiamo insieme come pensarle anche in altri luoghi.
M: le attività di inchiesta sono legate a questo tavolo. Quelle di autoformazione e laboratori su argomenti specifici restano al gruppo insegnanti.
V: forse troppo sporadici gli appuntamenti del tavolo per mettere su inchiesta.
T: nell’inchiesta importante punto di vista migranti.
F: tavoli ogni due settimane.
M: la frequenza del tavolo si può adeguare a nostre esigenze.
V: gruppo di lavoro su inchiesta, non tutto il tavolo ma un sottogruppo.
B: le attività si dividono tra gruppo insegnanti e tavolo? Aprire l’incontro proposto da Gabriele con Perrotta anche ad altri tavoli.
M: l’inchiesta è uno strumento per il tavolo, forse è meno efficace, ma meglio non creare piccolo gruppo all’interno del tavolo.
M: fare l’inchiesta è ragionarci sopra. Forse meglio lasciare autoformazione insegnanti a gruppo già formato.
M: nelle comunicazioni, ricordiamo che lavoro di questo tavolo è intrecciato con altre attività.

4. Quali modalità di funzionamento?

M: questioni aperte vengono rimandate alla prossima assemblea.

Decisioni prese: incontro M. Asini, mappatura  e inizio inchiesta.

Venti ed eventi

Iniziative da segnalare:

Giovedì 23 gennaio dalle 18:00 al Circolo Arci Guernelli in via Gandusio 6, il collettivo di lavoratrici e lavoratori della scuola/educazione nato alla Sani ha organizzato un incontro sul processo di autonomia differenziata avviato da alcune regioni, con un focus specifico sulla scuola pubblica.
Questo è un processo di cui ci è dato di sapere poco essendo la trattativa Stato-Regioni segreta e quindi non democratica. Questo incontro è stato organizzato non solo per difendere un diritto universale come quello all’istruzione ma anche per riportare all’interno del movimenti la centralità della discussione sulla scuola.